Giardini by Virginia Woolf

Giardini by Virginia Woolf

autore:Virginia Woolf [Woolf, Virginia]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Garzanti Classici
pubblicato: 2021-04-28T22:00:00+00:00


Morte di una falena

Le falene che volano di giorno non dovrebbero essere definite falene; non suscitano quella piacevole sensazione di buie sere d’autunno e fiori d’edera che la più comune catocala gialla addormentata all’ombra di una tenda non manca mai di suscitare in noi. Sono creature ibride, né allegre come le farfalle né cupe come le loro sorelle notturne. E tuttavia l’esemplare in questione, con le sue ali strette colore del fieno frangiate da un fiocco dello stesso colore, sembrava contento di vivere. Era un piacevole mattino di metà settembre, tiepido, sereno, ma l’aria era più pungente rispetto ai mesi estivi. L’aratro già solcava il campo davanti alla finestra, e dove era passato il vomere la terra era compatta e luccicante per l’umidità. Dai campi e dalla collina più oltre veniva una tale energia che era difficile tenere gli occhi fissi sul libro. Anche i corvi celebravano una delle loro feste annuali; volando intorno alle cime degli alberi fino a che sembrava che in alto nell’aria fosse stata lanciata una rete con migliaia di nodi neri; e che quella rete dopo un po’ scendesse lentamente giù sugli alberi fino a che ogni ra-moscello sembrava concludersi con un nodo. Poi di colpo la rete veniva lanciata di nuovo nell’aria e questa volta in un più largo cerchio tra grande confusione e clamore, come se essere lanciati in aria e poi calare lentamente giù sulle cime degli alberi fosse un evento terribilmente eccitante.

La stessa energia che ispirava i corvi, i contadini, i cavalli e perfino le brulle colline faceva svolazzare la falena da una parte all’altra del suo riquadro di finestra. Impossibile non guardarla. Eppure si era consapevoli di uno strano senso di compassione. Le occasioni di gioia quella mattina sembravano così enormi e diverse che avere solo la parte della falena nella vita e per di più di una falena diurna, sembrava un duro fato, e l’ardore che metteva nel godersi le sue magre opportunità fino in fondo, penoso. Volava energica fino a un angolo del suo settore e, dopo aver atteso un secondo, volava fino all’altro. Che le restava se non volare fino a un terzo angolo e poi a un quarto? Quello soltanto poteva fare, malgrado le grandi colline e la vastità del cielo, il fumo lontano delle case, e la voce romantica, di tanto in tanto, di un piroscafo in mare. Quello che poteva fare faceva, si sarebbe detto che una fibra fina ma pura dell’enorme energia del mondo fosse stata messa in quel suo fragile, minuscolo corpo. Ogni volta che attraversava il vetro, immaginavo di vedere un filo di luce vitale. Benché piccola, era vita.

Eppure, proprio perché si trattava di una forma così piccola e semplice dell’energia che sembrava affluire dalla finestra aperta e farsi strada attraverso così tanti stretti e intricati corridoi nel mio cervello e in quello di tanti altri esseri umani, c’era qualcosa di meraviglioso e toccante nella falena. Era come se qualcuno avesse preso una perla di vita e dopo averla decorata di



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